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Bobby Charlton

Bobby Charlton è probabilmente il più noto giocatore inglese della storia del calcio e uno dei personaggi più discussi degli anni ’60. In quegli anni divenne una leggenda del Manchester United ma soprattutto dell’Inghilterra intera per la memorabile vittoria dei Mondiali nel 1966, giocatisi proprio sull’isola. Apprezzato per la sua modestia e per il rispetto degli avversari, non si è mai prodotto in lamentele nei confronti degli arbitri né in gesti antisportivi. Per questo motivo era rispettatissimo sia come calciatore che come uomo.

Una vita nel Manchester United

Bobby Charlton è nato l’11 ottobre del 1937 ad Ashington, nella parte alta dell’Inghilterra. Fin dall’inizio sembrava inevitabile un suo destino da calciatore o perlomeno da atleta, vista il retaggio della sua famiglia: ben quattro zii erano calciatori, oltre al noto cugino della madre, Jackie Milburn, attaccante del Newcastle e dell’Inghilterra. Inoltre la stessa madre Cissie allenava i ragazzini della scuola e il giovane Bobby non poteva non appassionarsi allo sport che lo avrebbe reso una leggenda. Iniziò quindi a giocare nella squadra provinciale seguendo il mito di Stanley Matthews, il calciatore che a suo dire più lo ha ispirato ed influenzato nel suo modo di giocare. Più volte Bobby ha dichiarato: “ E’ osservando Matthews che ho capito come trovare lo spazio per superare l’avversario, come metterli fuori tempo”. Ben presto Bobby dimostra di avere qualità superiori ai suoi coetanei e nonostante l’età viene ingaggiato dal Manchester United a soli 15 anni. A quell’epoca la squadra era allenata dal leggendario allenatore Matt Busby. Quando Matt arrivò nel 1945, il Manchester versava in una situazione drammatica sia dal punto di vista tecnico, con una squadra non all’altezza, sia dal punto di vista delle strutture sportive che risultavano non soddisfacenti anche a causa della guerra appena conclusa. Busby ha un piano ben chiaro per far tornare grande la squadra che non vinceva un campionato dal 1911: puntare sui giovani, creando un’organizzazione efficace di osservatori e strutture giovanili, e copiare il modello calcistico europeo, cosa che storicamente gli inglesi hanno sempre voluto evitare. Busby ebbe per primo il merito di capire quanto fosse importante studiare le squadre spagnole ed italiane che fornivano all’epoca un modello vincente a livello europeo. Bobby Charlton rientrava quindi in questo progetto di ammodernamento e di scommessa sui giovani. Egli fece il suo debutto nel 1956 contro il Charlton Athletic (sembra uno scherzo ma è proprio così: esordì contro una squadra che aveva il suo stesso cognome!) segnando ben due goal e dimostrando fin dall’inizio di essere un predestinato. Quello stesso anno il Manchester era tornato nel calcio che conta, partecipando alla Coppa dei Campioni e uscendo con onore alle semifinali contro l’imbattibile Real Madrid di Di Stefano. In ogni caso la squadra tornò dopo decenni alla vittoria del campionato, ponendosi nuovamente come protagonista anche a livello internazionale. Matt Busby stava creando finalmente dopo anni di preparazione un gruppo competitivo che negli anni successivi verrà ricordato come i “Busby’s babies”. Mai nessuno avrebbe potuto ipotizzare la tragedia che rischiò di distruggere tutto questo lavoro: il 6 febbraio del 1958 la squadra torna da un match di Coppa dei Campioni contro la Stella Rossa di Belgrado. Nel fare sosta a Monaco per rifornimento, l’aereo ha difficoltà a decollare e, al terzo tentativo, prende quota per pochi metri dopodichè si sfracella al suolo. Il bilancio è di ben 21 morti e numerosi feriti. Nell’impatto muoiono sette giocatori: Roger Byrne, Tommy Taylor, Mark Jones, David Pegg, Geoff Bent, Eddie Colman e Billy Whelan. Pochi giorni dopo anche il giovane Duncan Edwards, secondo molti un probabile fuoriclasse, muore per le ferite riportate. Bobby Charlton viene trovato ad alcuni metri dal rottame, ferito alla testa ma sopravvissuto miracolosamente.

The Busby’s babes

Matt Busby in seguito alla tragedia ricostruisce negli uomini e nel morale un gruppo ed un lavoro che rischiava di andare perso per sempre. Si uniscono alla squadra altri giovani talenti pescati in giro per il Regno Unito, tra cui spicca il grandissimo George Best. Bobby Charlton diviene ben presto il punto di riferimento della squadra sebbene ancora relativamente giovane. Prima del disastro aereo, Bobby giocava sulla sinistra molto decentrato. In seguito assume una posizione centrale più offensiva e come fulcro del gioco. Nel 1959 il Manchester acquista Albert Quixall per una cifra spaventosa all’epoca, 45.000 sterline, Maurice Setters e Johnny Giles. L’anno successivo arrivano anche Nobby Stiles e il grande Denis Law. Questi grandi nomi, amalgamati con un gruppo di giovani di indubbia classe, tra cui Charlton è il protagonista, danno forma ad un team destinato a grandi successi: nel 1963 il Manchester torna alla vittoria di un trofeo, conquistando la FA Cup contro il Leicester. Nel 1964 si ha l’esordio del fantastico trio Law-Charlton-Best e il ritorno della squadra ad una competizione internazionale, la Coppa delle Coppe. Charlton è sempre più decisivo e in più di una stagione è il capocannoniere della squadra nel campionato. Nella stagione successiva il Manchester torna a vincere anche il campionato con un Charlton protagonista in alcune memorabili vittorie: un 3-0 con il Liverpool, 7-0 contro l’Aston Villa, 5-0 con il Blackburn, 6-1 col Borussia Dortmund. Questo campionato consente al Manchester di partecipare nuovamente alla Coppa dei Campioni, il torneo che aveva distrutto nel 1958 la squadra. Nell’edizione 1966 della Coppa dei Campioni, Charlton e compagni affrontano il temutissimo Benfica di Eusebio. Dopo l’andata in casa vinta con un stretto 3-2, gli inglesi atterrano a Lisbona coscienti del fatto che il Benefica in casa non ha mai perso in 19 partite internazionali. La partita finisce con un sorprendente 1-5 per il Manchester e con la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo al torneo.

Benfica-Manchester Utd=1-5

Questa grande impresa purtroppo valse a poco visto che la squadra fu elimata dal torneo nelle semifinali dal Partizan. In ogni caso questo fu solo il preludio alla grande impresa dell’edizione 1968. Quell’anno il Manchester partì alla grande battendo con facilità l’Hibernian di Malta, il Sarajevo e il Gornik Zabre. Nella semifinale il Manchester incontra il Real, sempre temibile in campo europeo. All’andata all’Old Trafford finisce 1-0 per gli inglesi, un risultato esile da difendere. In Spagna nella tana del Real, alla fine del primo tempo i padroni di casa sono in vantaggio 3-1 e Denis Law è uscito per infortunio. Sembra che ancora una volta il Manchester debba rimandare i suoi sogni di gloria, ma non è così. Sadler accorcia le distanze e Foulkes pareggia il gol che da la sicurezza alla squadra: per la prima volta nella sua storia il Manchester raggiunge la finale europea. Il 29 maggio a contrastare il sogno di Charlton e compagni c’è nuovamente il Benfica, una squadra abituata a questo tipo di partite e competizioni, che gioca la sua quinta finale europea in otto anni. Eusebio fino a quel momento ha segnato ben otto gol mentre Charlton non è riuscito ancora a realizzarne uno. Sembra un’impresa disperata per il Manchester. Dopo un primo tempo senza grandi emozioni, all’8° minuto della ripresa Sadler crossa dalla destra un pallone che Charlton infila in rete con un bel colpo di testa. E’ una rete ancora una volta decisiva e inusuale per il calciatore che non ha mai avuto molta confidenza con questo tipo di gol. Il sogno inglese si spegne in ogni caso a nove minuti dal termine con il pareggio di Graca, lasciato completamente libero. Il Manchester rischia il tracollo e solo alcuni grandi interventi del portiere Stepney consentono alla squadra di giocarsela ai supplementari. Dopo solo tre minuti del primo tempo supplementare, George Best decide di entrare nella leggenda segnando un fantastico gol in velocità e portando in vantaggio nuovamente il Manchester. Un minuto dopo Kidd trova il terzo gol. Sembra fatta ma non è finita: Bobby Charlton, “lo spirito di Monaco” come è stato definito, mette il sigillo alla partita col quarto gol. Il Manchester United vince il suo primo trofeo continentale.

1968 Coppa dei campioni, Manchester United-Benfica=4-1

In seguito a quella vittoria l’allenatore ebbe il titolo di “Sir” divenendo così Sir Matt Busby mentre Charlton ricevette l’onoreficenza dell’Ordine dell’Impero Britannico. La stagione successiva sir Busby annunciò il suo ritiro reputando il suo lavoro compiuto: da squadra di secondo piano inglese, il Manchester sotto la sua guida era diventata la più forte d’Europa passando anche attraverso la tragedia di Monaco. L’addio del carismatico allenatore costò parecchio alla squadra che vince poco negli anni successivi, complice anche la decadenza di uno dei suoi talenti più puri: George Best. D’altra parte Charlton decise di ritirarsi nel 1973 sentendo anche lui di aver ottenuto e vinto tutto quello che poteva desiderare sia a livello di club che di Nazionale. All’epoca era il giocatore con maggiori presenze (751) e gol (245) nella storia del Manchester United. Il primo record è stato battuto recentemente da Ryan Giggs, il secondo resiste ancora. Tentò l’avventura di allenatore-giocatore nel Preston End e successivamente nel Waterford e nel Wigan con alterne fortune. Nel 1984 tornò al suo amato Manchester come dirigente. Di lui rimangono numerose frasi di rispetto e stima da parte di avversari e compagni. Vogliamo ricordare ciò che disse di lui George Best, uno che ai tempi d’oro gli avversari li superava come birilli: “Non ho mai visto nessuno saltare gli avversari così facilmente come faceva Bobby”.

Eroe dell’Inghilterra

Due mesi dopo il disastro aereo di Monaco, Bobby fu convocato per la prima volta dalla Nazionale maggiore per disputare una partita contro la Scozia. In quell’occasione, così come fece con la maglia del suo club, segnò al suo esordio. Riferendosi al match, egli disse con la sua solita modestia: “Credo di essere stato convocato troppo presto. Forse si sentivano in dovere di farlo per la tragedia di Monaco”. Partecipò alla spedizione Mondiale del 1958 e, pur non giocando un solo minuto, assaporò il clima di una competizione di tale livello. Nel 1961, ormai parte integrante della Nazionale fu protagonista nella storica vittoria 9-3 contro la Scozia e autore di una splendida tripletta contro il Messico.

Inghilterra - Scozia = 9-3

Nel 1962 partecipò al suo secondo Mondiale in Cile, questa volta da titolare. Segnò un gol nella vittoria per 3-1 con l’Argentina che qualificava l’Inghilterra ai quarti. La squadra comunque uscì dalla competizione subito dopo contro il Brasile, davvero troppo forte all’epoca. Ma il meglio doveva ancora venire: nel 1966 è proprio l’Inghilterra ad ospitare la competizione mondiale. Nonostante tutto i padroni di casa non sono molto accreditati per la vittoria finale ed il clima di sfiducia aumenta dopo la prima partita pareggiata malamente a reti bianche contro l’Uruguay. Nel secondo match però gli inglesi forniscono un’ottima prova col Messico e lo stesso Charlton segna uno dei gol più belli della sua carriera con una pregevole azione personale e tiro dalla distanza.

Charlton segna contro il Mexico

Nella terza partita gli inglesi si prendono altri tre punti contro la Francia ed accedono ai quarti contro l’Argentina. La partita contro i Sudamericani è fallosa e tiratissima ma il risultato è ancora una volta favorevole all’Inghilterra. Adesso un’intera nazione comincia a crederci davvero e si affida totalmente a Charlton, il giocatore di maggior talento. Bobby ripaga la fiducia con una prestazione immensa contro il Portogallo, a detta di molti una delle partite più belle mai giocate dall’Inglese, segnando entrambi i due gol del 2-1 finale. Nella finale l’ultimo ostacolo da superare è la Germania Ovest, un avversario storicamente molto difficile da battere. Finisce 4-2 per gli inglesi con tripletta di Hurst e con un gol molto contestato che sembra non aver varcato la linea di porta.

La finale del 1966

Una delle chiavi tattiche della finale fu senz’altro la marcatura di Charlton. Bloccare lui significava bloccare il gioco dell’Inghilterra e probabilmente assicurarsi la partita. Della sua marcatura si occupò un giovanissimo Franz Beckenbauer, che in seguito dichiarò: “ L’Inghilterra vinse nel 1966 perché Carlton all’epoca era più forte di me”. Quello stesso anno Charlton vinse il “Pallone d’Oro” come miglior giocatore europeo e fu eletto anche miglior giocatore del torneo. Nel 1968, una settimana prima della vittoriosa finale di Coppa dei Campioni, Bobby segnò il 44° gol in Nazionale, superando il precedente record di Greaves.
Charlton prese parte anche al Mondiale del 1970, il suo quarto, in Messico. Il torneo fu preceduto dal famoso “scandalo di Bogotà” che coinvolse il capitano della Nazionale Bobby Moore, accusato di aver rubato un braccialetto in un negozio in Colombia, dove la squadra era in tournee prima di partecipare al Mondiale. Charlton fu accusato anch’egli dalla polizia locale come complice di Moore. In ogni caso le accuse caddero dopo poco tempo anche perché le prove prodotte dalla polizia erano abbastanza inconsistenti. In ogni caso i Mondiali per l’Inghilterra, che doveva difendere il titolo, furono parecchio deludenti: furono infatti eliminati ai quarti dalla stessa Germania Ovest per 3-2, dopo che alla fine del primo tempo gli inglesi erano in vantaggio per 2-0.

Germania-Inghilterra=3-2

Questa fu l’ultima partita giocata da Charlton con la maglia della Nazionale. In totale collezionò 106 presenze e 49 gol, tuttora il record di reti per un giocatore nell’Inghilterra.

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Bobby Charlton
Bobby Charlton
Dati Biografici
Nome: Robert “Bobby” Charlton
Luogo e data di nascita 11 October, 1937, Ashington
Nazionalità: England
Ruolo: Centrocampista, Attaccante
Propensione: Offensiva
Piede preferito: Destro
Altezza: 175 cm
Peso: 79 kg
Squadre
Periodo Squadra Presenze Goals
1954 - 1973 Manchester Utd 751 245
1973 - 1974 Preston North End 45 10
1975 Wateford United 31 18
1958 - 1970 Inghilterra 106 49
Allenatore
Periodo Squadra
1973 - 1974 Preston North End
1976 Wigan Athletic
shot game shot game shot game
Palmarés
1956 Community Shield (Man UTD)
1956 Football League (Man UTD)
1957 Football League (Man UTD)
1957 Community Shield (Man UTD)
1963 FA Cup (Man UTD)
1964 Football League (Man UTD)
1965 Football League (Man UTD)
1965 Community Shield (Man UTD)
1966 Football League (Man UTD)
1966 World Cup (England)
1966 Pallone d'oro
1966 FWA’s Footballer of the Year
1967 Football League (Man UTD)
1967 Community Shield (Man UTD)
1968 Coppa dei Campioni(Man UTD)